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 POETI PANNESI 
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Messaggio POETI PANNESI
SANTINI E VALENTINI
E non fu mai il tempo di figure
inesistenti, ma cieche badanti
di cuori niente affatto amanti,
in eredità emergenti un lascito
di ore insonni e secche labbra,
dalla solitudine vana di febbre
asciugate in fumo di sigaretta
vietata,un tempo così venduta.
Antichi suoni e melodie amate
non aiutano lo sperato riposo
ma eccole anzi le lacrime frutto
amaro di antichi sogni inevasi
rigare sì bollenti il volto scuro
non aduso a tali acide piogge,
pieno di vergogna e timidezze
verso fantasmi ora inesistenti.
TABBA


sab feb 14, 2009 4:31 am
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Messaggio Re: POETI PANNESI
28 Agosto

Maria del Bosco è già passata
con la gente pia,
un galletto tremebondo rientra,
grato, nella stia;
un lontano stormir di mortaretti
i miei sogni porta via...
anche quest'anno.

MITIC TABBA


mer feb 18, 2009 12:10 pm
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Messaggio Riporto anche Il commento del critico letterario
Un'aura crepuscolare caratterizza i versi del poeta Tabba: Tabba non fa cenno, nella sua poesia, a colori o immagini definite in questo senso, eppure si ha la certezza, nel leggerla, che il quadro abbia un'ambientazione serale. Una metafora quindi molto ben costruita, con l'aiuto di vocaboli scelti con attenzione, a rappresentare il concetto malinconico di "Fine". Fine dei sogni, delle vacanze, fine della festa (rappresentato dalla metafora auditiva del rumore dei mortaretti in lontananza). Questo si riallaccia al tema affettivo che se pur non esplicito appare fra una riga e l'altra. E il tema del tramonto che si evince a senso diventa a sua volta metafora della fine di un "beato ricordare i tempi dell'infanzia al paese natìo", metafora del "risveglio alla realtà". Una realtà che il poeta non aborre nè rifiuta, preferendo tuttavia il "sogno" (cfr il penultimo verso "I miei sogni porta via", riassuntivo del concetto).
Anche il ritmo della rima è notevole e vale la pena affrontarlo nella sua irregolarità voluta: le rime presenti dal secondo verso infatti si riallacciano una con l'altra a versi alterni al tema espresso dal secondo verso stesso (quello che dà il la al rimare), il tema della religiosità. Da notare, che il concetto espresso nei versi ab (la Madonna di Panni che se ne va) si ritrova nella stessa rima pia-stia-via (quasi un voler ripetere, tristemente, "La Madonna se ne va").
Eppure, in questa malinconia agreste, c'è un certo senso di speranza: il galletto - simbolo, forse, rappresentativo del poeta - è comunque "grato". Grato perché, pur costretto a lasciare i suoi sogni, sa che potrà tornare a sognare di nuovo, l'anno prossimo: un concetto, quello della speranza, che si evince anche dall'ultimo verso "Anche quest'anno". Dove in quell' "anche" si può leggere la contrapposizione: passato/sogno che svanisce (ma altre volte, in altri anni è svanito) - futuro/sogno che tornerò a vivere (perchè altre volte è successo, gli anni scorsi).
Non sarà certo sfuggito al lettore attento, anche il richiamo Leopardiano, chiarissimo nell'uso del verbo "stormir", che ricorda molto da vicino "L'infinito" del poeta di Recanati ("Odo stormir tra queste fronde").
Un componimento, nello sfondo, di una malinconia quasi agreste, come da migliore tradizione crepuscolare.
Infine la chiusa: "Anche quest'anno", dove l'intonazione è cadenzata, quasi provenzale a sottolineare, ancora una volta, la tristezza che affligge il poeta alla fine del sogno.

LENUCCIA CAPABBASC

Dal sito originario, intendo riportare qui versi e critche agli stessi.
FDM


mer feb 18, 2009 12:14 pm
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Messaggio POETI PANNESI
Ultima sera d'agosto

Distratta scende la lacrima
e lieve scorre e invisibile
nel buio di una notte illune
al monte sul finir dell'estate.
Segna la fine di un amore
breve come fase lunare
e irriga il ******* cuore...
Nel brusio di saluti dolenti,
nel calore di abbracci fraterni,
tra incerte risatine trillanti
una certezza incrollabile
d'arcobaleno traspare:
ci sarà anche il domani.
-----------------------------------
Naturalmente riporterò su queste pagine soltanto i miei di versi anche se all'epoca scritti, per mero divertimento, con molteplici nickname (= autoappellativi...)
MAGIC TABBA


mer feb 18, 2009 12:18 pm
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Messaggio POETI PANNESI : il commentto critico
Un notturno:e non soltanto paesaggistico. Il poeta Tabba, in questa lirica, infatti, sembra voler rendere omologhi lo stato interiore della propria coscienza e lo status esterno di quanto lo circonda, segnato, quest'ultimo, dal "buio", dalla "notte", dal "monte", da un'estate "sul finir", mentre il primo dalla "fine di un amore". Ma paesaggio e stato d'animo non si limitano solo a questa omologazione che potrebbe apparire di natura squisitamente intellettuale oppure indicare la ricerca del poeta di somiglianze e assonanze delle immagini; Tabba intreccia lo stato coscienziale al paesaggio esterno e ne fa un tutt'uno riconducendo l'interno all'esterno e viceversa, in un gioco di specchi in cui si riflettono rimpianto, memorie, dolcezza, rassegnazione, ma mai amarezza, in cui campeggia come una visione saggia e pragmatica del vissuto personale e della storia, che non si trasforma in rassegnazione, ma nella " certezza incrollabile" che la vita continua, tutto ritorna, i distacchi sono destinali e necessari e il tempo procede proprio per riportare ancora, nel domani, esperienze e rapporti, sentimenti e affetti, in una filosofia non orizzontale o verticale, dunque non laica o cristiana, ma circolare, densa di quella saggezza di chi sa che non ci si può opporre a quanto è accaduto, accade o dovrà accadere. Come se il poeta dicesse a se stesso di aver già vissuto quanto prova e si distaccasse dalla realtà su cui opera non con l'emotività ma con la riflessione soprattutto.
"Distratta", "Lieve", "Invisibile", infatti, "Scende la lacrima", in un percorso, dunque, tutto interiore e silente, non disperato ed esplicito, o gridato, a sigillo di un breve periodo fuori dal comune, dal ripetuto, dal banale, dall'artefatto, a esprimere un vissuto di sentimenti semplici, appaganti, fuori da ogni ipocrisia o forzatura: quelli di una vacanza al proprio paese, una vacanza che sta per terminare.
E quell'aggettivo così letterario, così latineggiante, "illune", segna visivamente tutto questo, ma non corrisponde, appunto, ad una "notte dello spirito o del cuore", irrigato e consolato proprio da quella lacrima che è scesa lieve e non solo per il poeta stesso, ma per tutti quanti si dicono un addio "temporaneo", per chi fraternamente si abbraccia, per chi dolorosamente si allontana dal posto in cui è nato per tornare ad un'altra vita, quella di tutti i giorni e magari distante dalla propria sorgente, per chi tenta di nascondere con pudore i propri sentimenti dietro"incerte risatine brillanti". La parte finale della lirica, in cui il sottile Tabba sembra generalizzare ed ascrivere genericamente a tutti l'impressione interiore che tutto ritornerà uguale, magari un altro anno, è invece specifica e personale e detta proprio con chiarezza la concezione di vita del Poeta: è lui stesso, lui solo a esprimere come un monito consolatorio del proprio Io, come un' esortazione al Se stesso per soffrire meno ed accettare razionalmente la separazione da quanto ama "Una certezza incrollabile/d'arcobaleno traspare/ci sarà anche il domani".E' la sua questa certezza. Antidoto e medicina di un'anima legata profondamente al proprio passato e alla propria terra, voce poetica che diviene come balsamo anche per chi non sa se potrà davvero ritornare. Tempus fugit….

Licietta Capammont



mer feb 18, 2009 12:21 pm
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Messaggio In occasione della dipartita di Giggino r' la tabbaccar'
Maestro mi fu il Padre.

E in quel suo sguardo ridente
dolce, buono e ironico, leggero
laddove rimbalzava il cielo,
che mi sono visto, incuriosito,
per la ***********.

E in quel suo andare dovunque,
saltellante, con svolazzo lieve
laddove cielo e terra insieme,
che imparai a muovermi, veloce,
per la ***********.

E in quel sorriso biricchino,
gli appariva quando tra amici
si ingegnava fanciullesco baro,
che divenni in lavoro e vita, serio,
per la ***********.

E in quel suo perenne ma rumoroso
viver silente, dal quale usciva sì
di rado ma con verbo accomodante,
che crebbe il mio sapere e il dire,
per la ***********.

E in quel suo sereno ultimo saluto,
buono, dolce, pietoso e nascondevole,
tra noi insieme a parlar solo di sport,
che conobbi dolore, solitudine, amore
per la ***********.

TABBA
Foggia, 6 gennaio 2005


mer feb 18, 2009 12:28 pm
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Messaggio Papà Giggino : un ritratto di GdM
Papà Giggino
Panni (FG), 2 marzo 1922 - Foggia, 6 gennaio 2005
(un ritratto di GdM)
à.jpg

Quello nella foto della quale al soprastante link, Giggino, era nostro padre, ma prima di essere padre era Giggino di tutti. Un padre originale, a volte tanto da sembrare distante, lontano com'era da manifestazioni affettive visibili come un bacio, una carezza, magari anche uno schiaffo. Perchè uno schiaffo è comunque una forma concreta, una manifestazione fisica di dissenso e disaccordo, di imposizione e di punizione fisica. Che lui aborriva. Perchè era più forte il pudore personale: toccare, per lui, si traduceva in mancanza di rispetto, in umiliazione personale...meglio correre dappertutto a sbrigare commissioni per noi , ad accompagnarci in stazione, in banca, a comprare la frutta, in chiesa, in pizzeria, in polleria, in pescheria, al mercato, dagli zii, dai nonni, in un continuo di andate e ritorni, auto e ascensore, gradini e scale mobili e, se avesse potuto, surf e slittini con le renne. E sempre un regalino segreto in tasca, da mettere in mano quando nessuno lo osservava, in un 'atmosfera misteriosa e intrigante: una collanina con la medaglietta del Papa, un immaginetta di Padre Pio, un anellino con le poste del rosario, un piccolo crocefisso indorato, qualche soldino, una parola buona che gli sfuggiva piccola e timida dal taschino e si perdeva per strada insieme a tutte le altre cose che smarriva puntualmente, con rigorosa e scientifica regolarità giornaliera, in ogni angolo del suo mondo inafferrabile: chiavi di casa, orologi, soldi per la spesa, oggetti personali della cui scomparsa incolpava poi chiunque in una inutile negazione della sua incapacità a rimanere a terra. Un cuore zingaro, nato per disperdersi negli altri, accontentarli, soddisfarli, servirli, nato sotto una roccia che guarda lo spazio aperto della vallata, un cuore d'aria libera che soffriva ogni ordine e costrizione, eppure tutto subìva serenamente come un servizio dovuto ad ogni spicchio d'umanità. La più piccola e la più grande. Ma era un cuore che prima di tutto amava l'avventura, il nuovo, in un sentimento del tempo dove l'ora, la regola, la fissità dell'impegno, di ogni impegno, lo deprimeva, proteso come era alla conquista della libertà dai lacci stretti dell'abitudine. Una libertà che rincorreva dopo aver assolto a centinaia di doveri e che aveva un nome estivo, un nome di piazza e di bocce, di castello e di carte, di scale e di amici, di chiacchiere e risate, e ricordi, e memorie, e vecchie e indimenticabili imprese *******li. Un cuore nudo. Pronto a spogliarsi di ogni abito, di ogni moneta, di ogni sua ricchezza, del cibo persino, per donarlo agli altri e condividere. Senza tenere nulla per sè, se non, negli ultimi anni, il piccolo gruzzolo riservato alla sua estate in paese, da atomizzare in una kermesse a "padrone e sotto", in una visita in Chiesa, in una bella pizza con la cipolla bollente portata a casa in trionfo ogni sera d'agosto e da mangiare assieme in un'unica colata, sul bavero della giacca, di pomodoro e cipolle, pancetta e provolone, rimproveri e fughe successive dentro l'abbraccio degli amici in attesa fuori della porta. Un cuore sempre in fuga dall'ordinario, dal banale, dalla chiacchiera malevola, dalla discussione ostile, un cuore ******* che rinasceva ogni mattina bambino ancora, come se la sofferenza del giorno prima si fosse dissolta nell'uguale e profondo respiro delle sue notti lunghe di fronte ad una televisione che mai ha avuto uno share più basso di quello che lui, Giggino, le conquistava dormendole per ore davanti. Un cuore che ha saputo amare con passione multiforme: moltissimo la famiglia, i fratelli e le sorelle, la madre, la moglie, i figli, gli amici, il paese...molto l'agnello al sugo e la pancetta ripiena, i dolcetti nascosti nel bazar della sua auto- nemici dispettosi che si rovesciavano dal cassetto in momenti crudeli e imprevisti sulle ginocchia di ospiti in tour spalmando di colesterolo i sedili di pelle - ...tanto Panni, unico suo mito interiore e sua pienezza... e di più, ancora e soprattutto di più, quelle presenze chiare di luce che continuavano a gridare dall'alto di raggiungerle in fretta perchè il calzone ripieno con la cipolla, quello pannese, è universale, il suo profumo è salito insieme all'anima di Giggino e porca miseria! Porca miseria...finalmente si mangia in pace e chi se ne frega delle macchie sulla giacca!
Ciao papà, ciao Giggino, lasciaci qualcosa là sopra, proprio come hai fatto sempre qua, magari qualche pacchetto di wafer che sicuro sicuro hai già vinto a "tressette", non fare tardi e ricordati la schedina il sabato!


mer feb 18, 2009 12:43 pm
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Messaggio UN POETA PANNESE
28 Agosto 2005

Maria del Bosco è già passata
con la gente pia,
un galletto tremebondo rientra,
grato, nella stia;
un lontano stormir di mortaretti
i miei sogni porta via...
anche quest'anno.

MITIC TABBA


mer feb 18, 2009 12:47 pm
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Messaggio 28 agosto : Il commento critico
Un'aura crepuscolare caratterizza i versi del poeta Tabba: Tabba non fa cenno, nella sua poesia, a colori o immagini definite in questo senso, eppure si ha la certezza, nel leggerla, che il quadro abbia un'ambientazione serale. Una metafora quindi molto ben costruita, con l'aiuto di vocaboli scelti con attenzione, a rappresentare il concetto malinconico di "Fine". Fine dei sogni, delle vacanze, fine della festa (rappresentato dalla metafora auditiva del rumore dei mortaretti in lontananza). Questo si riallaccia al tema affettivo che se pur non esplicito appare fra una riga e l'altra. E il tema del tramonto che si evince a senso diventa a sua volta metafora della fine di un "beato ricordare i tempi dell'infanzia al paese natìo", metafora del "risveglio alla realtà". Una realtà che il poeta non aborre nè rifiuta, preferendo tuttavia il "sogno" (cfr il penultimo verso "I miei sogni porta via", riassuntivo del concetto).
Anche il ritmo della rima è notevole e vale la pena affrontarlo nella sua irregolarità voluta: le rime presenti dal secondo verso infatti si riallacciano una con l'altra a versi alterni al tema espresso dal secondo verso stesso (quello che dà il la al rimare), il tema della religiosità. Da notare, che il concetto espresso nei versi ab (la Madonna di Panni che se ne va) si ritrova nella stessa rima pia-stia-via (quasi un voler ripetere, tristemente, "La Madonna se ne va").
Eppure, in questa malinconia agreste, c'è un certo senso di speranza: il galletto - simbolo, forse, rappresentativo del poeta - è comunque "grato". Grato perché, pur costretto a lasciare i suoi sogni, sa che potrà tornare a sognare di nuovo, l'anno prossimo: un concetto, quello della speranza, che si evince anche dall'ultimo verso "Anche quest'anno". Dove in quell' "anche" si può leggere la contrapposizione: passato/sogno che svanisce (ma altre volte, in altri anni è svanito) - futuro/sogno che tornerò a vivere (perchè altre volte è successo, gli anni scorsi).
Non sarà certo sfuggito al lettore attento, anche il richiamo Leopardiano, chiarissimo nell'uso del verbo "stormir", che ricorda molto da vicino "L'infinito" del poeta di Recanati ("Odo stormir tra queste fronde").
Un componimento, nello sfondo, di una malinconia quasi agreste, come da migliore tradizione crepuscolare.
Infine la chiusa: "Anche quest'anno", dove l'intonazione è cadenzata, quasi provenzale a sottolineare, ancora una volta, la tristezza che affligge il poeta alla fine del sogno.

LENUCCIA CAPABBASC


mer feb 18, 2009 12:53 pm
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Messaggio TABBA, UN POETA PANNESE
Ultima sera d'agosto

Distratta scende la lacrima
e lieve scorre e invisibile
nel buio di una notte illune
al monte sul finir dell'estate.
Segna la fine di un amore
breve come fase lunare
e irriga il ******* cuore...
Nel brusio di saluti dolenti,
nel calore di abbracci fraterni,
tra incerte risatine trillanti
una certezza incrollabile
d'arcobaleno traspare:
ci sarà anche il domani.

MITIC TABBA


mer feb 18, 2009 12:58 pm
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